Vi è mai capitato di fermarvi davanti agli ormai innumerevoli bidoni di casa con un prodotto in mano e di non sapere dove buttarlo?

Vi siete mai interrogati dove sia corretto buttare le confezioni in tetrapak?

E la carta di alluminio che chiude lo yogurt?

E i fazzoletti di carta?

E le ossa di scarto: sapete che quelle grosse vanno nel secco e non nell’umido?

Anche se può sembrare strano, oggi non c’è ancora uno standard nel modo di defferenziare, nel tipo di bidoni disponibili e nei colori scelti per distinguere le diverse tipologie di materiali.

Ogni provincia è un caso a sé.
Ogni comune si organizza per conto proprio.

Alcuni comuni rifiutano il tetrapak nella carta, altri lo considerano indifferenziato. Ci sono comuni che buttano il polistirolo nella plastica e altri ancora che lo considerano “rifiuto speciale” da conferire alle isole ecologiche.
Da quasi nessuna parte è specificato che la plastica e la carta sporche non vanno inserite nei contenitori per la plastica e per la carta.

E, infine, i cittadini generalmente non hanno né pazienza, né voglia di ascoltare. Basta dare un’occhiata alla “nuova” strada che collega la zona industriale di Eboli con quella di Battipaglia. Lì c’è davvero da vergognarsi.

Rimango dell’ idea che per produrre meno rifiuti (non solo riguardante i cibi) sarebbe opportuno scegliere quelli che hanno un imballo meno ingombrante, meno pesante e composto da un mix di materiali divisibili e riciclabili.

Rimango anche della idea (pessimista e realista) che lottiamo contro i mulini a vento se pensiamo che ogni kg di spazzatura, anche se fosse tutta riciclabile, è il risultato di processi produttivi che hanno generato almeno 5 kg di spazzatura NON riciclabile se non tossica….

Suggerisco VIVAMENTE questo video, datato ma attuale :
LA STORIA DELLE COSE di ANNIE LEONARD

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