Esistono fattori che prescindono dal tipo di dieta seguita e da qualsiasi complicazione endocrina, e che sono a mio parere prioritari nel determinare l’efficacia di un piano alimentare dimagrante.
Senza di essi, difficilmente la perdita di peso sarà duratura e “per sempre”.

1. RAPPORTO CON IL CIBO.
Fino a che il cibo è un “contenitore” per le emozioni, risulta difficile vederlo e viverlo per quello che veramente è (ossia nutrimento e piacere da condividere, non valvola di sfogo per ansia, preoccupazione, paura, frustrazione, tristezza, apatia…).

2. RAPPORTO CON IL PROPRIO CORPO.
C’è una frase che racchiude il senso: “Si inizia una dieta o perché ci si ama follemente, o perché ci si odia crudelmente; solo in uno dei due casi il successo è definitivo”; certo: frase cruda ed estrem(ist)a, ma che si basa su una solida verità.

3. CAPACITA DI ADATTAMENTO.
Impossibile seguire una dieta al 100%: ci sono momenti di golosità, cene in compagnia, giorni in cui si mangia di più o di meno del dovuto, cambiamenti di orari o di abitudini. Riuscire a valutare la portata di queste situazioni, *con l’aiuto di un professionista*, è possibile adattare lo schema alimentare in modo fluido e flessibile, assecondando la necessità di seguire la dieta alle situazioni contingenti.

Iniziare un piano dimagrante senza avere concreta percezione di questi limiti rischia di inficiarne il risultato; per questo spesso il percorso dietetico si *deve* accompagnare ad un altro percorso interiore, con l’aiuto di chi è esperto di queste problematiche e che pertanto riesca, incontro dopo incontro, ad aiutare concretamente nel cambiamento dei meccanismi che sottendono il modo in cui si approccia il cibo, e il proprio corpo.

Categories:

No responses yet

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato.