In Italia le donne con diabete di tipo 2 sono circa 2 milioni, tantissime altre quelle a rischio perché sovrappeso od obese, sedentarie, fumatrici, ipertese o con il colesterolo alto.

La popolazione femminile in età fertile ha, rispetto all’uomo, una protezione naturale al rischio cardiovascolare, ma il diabete annulla completamente questo vantaggio provocando, spesso, conseguenze peggiori nelle donne. Ci sono, infatti, maggiori probabilità di coronaropatia, come anche maggiore pericolo di ictus e di perdita della vista, maggior numero di infezioni del tratto urinario come le cistiti (favorite dalla presenza di glucosio nelle urine che promuove la crescita dei batteri), infezioni fungine del tratto genitale come le vaginiti da Candida, fino a problemi sessuali come riduzione della libido, secchezza vaginale e simili dovuti alle alterazioni vascolari e nervose nell’area genitale.

A parità di cure, poi, le donne raggiungono meno gli obiettivi terapeutici rispetto agli uomini per motivi non ancora del tutto chiari. Ancora, le differenze nella presentazione della malattia possono ritardare la diagnosi e quindi l’avvio delle terapie che risultano essere anche meno aggressive di quelle sottoposte agli uomini.

Il diabete nella donna, poi, assume caratteristiche differenti a seconda delle fasi della vita: può rappresentare un problema sociale nell’età giovanile, un problema ulteriore nell’età fertile e, in particolare, in occasione di una gravidanza, un problema di gestione nell’età della menopausa.

La donna diabetica può avere difficoltà a concepire un figlio o essere obbligata a programmare la gravidanza nel corso della quale devono essere garantite cure e attenzioni particolari per la salute della madre e del nascituro.

Una gravidanza su 10 in Italia, purtroppo, è insidiata dal diabete gestazionale, cioè la comparsa di diabete nel corso della gravidanza stessa, una condizione che può esporre a rischi sia la madre che il figlio.

La causa di questa differenza tra uomini e donne non è ancora chiara, ma potrebbe dipendere dai divergenti piani metabolici che si osservano, primo tra tutti il profilo ormonale.

 

COSA FARE?

Quando si ha una diagnosi di diabete di tipo 2, è fondamentale cambiare il proprio stile di vita, per non favorire lo sviluppo di altre patologie e complicanze. Capisaldi sicuramente sono un’alimentazione controllata e un’attività fisica regolare, anche maggiori rispetto al resto dei diabetici.

Generalmente, gli alimenti sconsigliati per un consumo abituale sono: zucchero bianco, zucchero di canna, miele, marmellate, torte, pasticcini, merendine, cioccolata, caramelle, biscotti, dolci in genere e cereali da colazione se la quota di zuccheri semplici risulta essere superiore al 15-20%, frutta sciroppata, frutta candita, mostarda di frutta, creme spalmabili, patatine fritte e patate in generale.

Tra le bevande attenzione alle bibite zuccherate tipo cola, tè freddo, acqua tonica, succhi di frutta, anche quando riportano la dicitura 100% frutta e alle bevande alcoliche.

A causa della quantità di grassi saturi e/o sale e per l’effetto negativo sul peso particolare attenzione va posto anche alle carni grasse, trasformate e conservate come gli insaccati, carni affumicate, quelle impanate e fritte, al burro, alle margarine, alla panna, allo strutto e ai formaggi.

Occorre incentrare l’alimentazione su cibi a medio-basso indice glicemico, quindi in particolare verdura, frutta, cereali integrali, legumi.

La donna diabetica, considerando le difficoltà nel mantenere un buon compenso metabolico, deve essere maggiormente attenta alla scelta dei cibi e non solo alla quantità che ne ingerisce.

Molta attenzione deve essere posta verso pane, pasta, pizza, prodotti preparati con farine raffinate, dolci in genere, patate. Questi alimenti non devono essere eliminati dalla dieta ma il loro consumo va ridotto, controllato e correttamente prestabilito; inoltre è bene che venga sostituito con gli analoghi integrali che hanno un indice glicemico minore.

 

*Indice glicemico: la velocità con cui i carboidrati contenuti negli alimenti passano nel circolo sanguigno.

 

Dott.ssa Laura Masillo

Biologa Nutrizionista

 

 

RIFERIMENTI BIBLIOGRAFICI:

– AMD Annals Study Group. Gender-Disparities in Adults with Type 1 Diabetes: More Than a Quality of Care Issue. A Cross-Sectional Observational Study from the AMD Annals Initiative. Manicardi V, et al.

– Sex Differences in the Cardiovascular Consequences of Diabetes Mellitus: A Scientific Statement From the American Heart Association. Regensteiner JG, et al.

– Changes in diet and lifestyle and long-term weight gain in women and men. Mozaffarian D, et al

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